San Severo in Campagna Elettorale
- Antonella Gagliardi
- May 29, 2024
- 8 min read
Updated: May 30, 2024
Non esiste periodo migliore delle elezioni comunali per assistere all'emergere della vera natura sociale e culturale di una comunità. Nell'attesa di un cambiamento, la città diventa un arcobaleno di contenuti di intrattenimento, l'aria stantia dei problemi eternamente irrisolti del paese viene invasa da una brezza di freschezza, novità e speranza. La gente passeggia sui viali alla ricerca di un volto conosciuto sui santini e sui manifesti che popolano le strade e i muri, accorgendosi poi di trovarne tanti. È un tempo di solidarietà tra candidati e cittadini, di contatti persi che ritornano, di favori a lungo dovuti, di interazioni colme di nuove opportunità.
L'eccitazione di fronte alle frasi ad effetto dei candidati nei loro comizi, il tono di voce che improvvisamente si alza, la frase urlata che non può che farti pensare "Quanta passione! Quanta verità!" ti incantano mentre attendi che da un momento all'altro, dopo l'ennesimo sfogo, lo speaker abbandoni il microfono a terra e se ne vada soddisfatto di se stesso.
È una miscela di emozioni che si unisce al sovraccarico delle informazioni che circolano in campagna elettorale, e tra il rimbombare di queste voci che si impongono con prepotenza, cerco un volto o un messaggio di interesse genuino per il bene di San Severo.
Non avevo mai vissuto la mia città durante le elezioni comunali con così tanta consapevolezza. Da un lato, le dinamiche appena descritte e quelle che riporterò, comuni in altri contesti, hanno sempre causato in me un senso di repulsione verso la politica, consapevole che questo non giustifica il mio disinteresse. Questa volta, però, l'indifferenza ha inevitabilmente lasciato spazio a un bisogno di dire qualcosa, avvicinandomi, a modo mio e con le mie risorse (che ricordo, non sono competenze nel settore), a quello che sta accadendo a San Severo.
Si tratta del bisogno di condividere il mio punto di vista da cittadina di fronte a parole e comportamenti da parte di vari candidati che non agevolano il mio voler essere un'elettrice informata e responsabile, rendendo la mia ricerca di un programma adeguato molto più confusa e difficile.
Il monologo autoreferenziale
«Mi sono candidata in questa fase della mia vita perché ritengo di essere pronta ora e perché mi sento realizzata in quella che è la mia sfera privata [...]». Nel suo video di presentazione, la candidata consigliere comincia parlando di sé e menziona il partito come un progetto valido, fatto di persone, volto alla crescita e al miglioramento di San Severo. Continuo a guardare il video attendendo impaziente maggiori dettagli per comprendere la loro visione. Il partito non è solo un simbolo, è una filiera istituzionale, strutturata, composta da persone competenti e qualificate, prosegue la candidata. La presentazione termina con un messaggio ai cittadini: 'Spero che voi andiate a votare e che votiate per noi.' Abbastanza delusa da come ho impiegato questi 3 minuti, continuo a cercare materiale online nel tempo libero e mi accorgo dello sforzo cognitivo che devo fare per mantenere un livello di autoconsapevolezza alto per ricordarmi di non perdere di vista l'obiettivo, ossia cercare qualcuno che ai miei occhi sembri competente e poco preso dai propri interessi. I programmi elettorali non erano ancora stati pubblicati nel momento in cui quel video è stato condiviso, e questo mi porta a chiedermi sulla base di quali informazioni questo video può ritornarmi utile in quanto cittadina.
È sicuramente importante per il cittadino conoscere da un punto di vista personale e (magari) professionale coloro che potrebbero governare la città, per comprenderne il vissuto, le capacità e l'interesse nel contesto dell'agenda politica per la città. Ma è importante che questo sia bilanciato con la presentazione degli obiettivi per i quali si intende lavorare e delle strategie per raggiungerli.
Proviamo a metterla su questo piano: immaginate di dover trovare il professionista più adatto da assumere nella vostra azienda. Se il candidato parla solo di sé e dei propri interessi personali, o non fa che paragonarsi ad altri candidati per il ruolo, lo prendereste in considerazione? Ecco, spero che teniate a mente questa analogia.
Il simpaticone
«Ho visto lei che vota lui che vota lei che vota ME!». Guarda che simpatico lo slogan elettorale di questo candidato consigliere. Quest'uomo deve essere un genio, un simpaticone. La gente simpatica sa avvicinarsi alla popolazione, offre la possibilità di diventare loro amico anche se socialmente vali poco, e questo ha odore di opportunità personali.
«È tutto normale», mi dicono. Eccola, la parola magica che piace tanto a tutti, il tappetino sotto il quale nascondere la polvere, la strategia risolvi-tutto senza sforzi e pensieri.
Se in un primo momento quello slogan mi strappa un sorriso da imbarazzo, qualche ora dopo provo un senso di disgusto. Sento la mancanza di rispetto nello sbattere in faccia ai cittadini l'assenza di serietà e del senso di responsabilità che il candidato ha verso il suo potenziale ruolo. «È solo uno scherzo!», avranno pensato in molti. E l'ho pensato anche io in un primo momento. Ma non mi sembra che questo sia il contesto giusto.
Affranta, sposto il mio studio sul prossimo candidato, sperando di trovare qualcosa di più concreto.
Dammi Fiducia
Mentre passeggio per le strade di San Severo, noto lo slogan di uno dei quattro candidati sindaco, che legge «Puoi fidarti». Che concetto importante da sfruttare quello della fiducia, penso, con un po' di scetticismo. C'è qualcosa che non mi convince in quelle parole, percepisco una strategia che fa leva su uno dei problemi principali del cittadino elettore, la mancanza di fiducia nelle istituzioni. Per me sembra un invito ad una questione troppo delicata per essere risolta semplicemente con un messaggio rassicurante come quello dello slogan.
Utilizzando la stessa strategia utilizzata dalla persona in questione nella sua campagna, ossia citare il vocabolario della Treccani (a cui si è affidato per condividere la definizione di 'competenza', che sinceramente non aggiunge nulla di pratico al suo programma), propongo qui la definizione di "fiducia":
"Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità."
Nei rapporti, possiamo scegliere di vedere la fiducia come una premessa, o come una conseguenza. Nel primo caso decidiamo di fidarci senza avere le prove concrete che questa persona sia affidabile, a volte basandoci su raccomandazioni di gente che conosciamo o sul racconto di sé. Nel secondo, ci fidiamo dopo aver valutato che l’altro è degno di fiducia sulla base di azione concrete già compiute. Per quanto nelle liste del candidato sindaco ci possano essere candidati consiglieri già presenti nel precedente sistema amministrativo della città (che non tutti conoscono) e il cui operato è valutabile ai fini della questione della fiducia, io vorrei soffermarmi sul pensiero dietro la scelta dello slogan. Per quanto io mi sforzi, non riesco ad ignorare il fatto che la fiducia richiesta all'elettore può solo esistere in uno spazio di incertezza. Mi dicono che il candidato è un professionista, una persona seria, e l'istinto mi porta quasi a tapparmi le orecchie ogni volta che sento frasi del genere. E quindi? Anche io mi reputo una persona seria e sono sicura che troverei altre persone che mi definiranno tale.
Chiedermi fiducia implica una sicurezza forse eccessiva in ciò che si crede di poter controllare, le proprie competenze - che qui non vogliamo mettere in discussione, e ciò che non si può controllare, ossia l'incertezza dei fattori esterni. In poche parole, quello slogan mi chiede qualcosa di impossibile da fare a priori, e diventa quindi inutile. La questione della fiducia richiede sicuramente un articolo a parte, per questo concludo con una citazione del sociologo George Simmel (1908; p. 299) che sembra riassumere quello che con difficoltà ho provato a dire:
"Chi sa completamente non ha bisogno di fidarsi, chi non sa affatto non può ragionevolmente fidarsi."
Noi cittadini ci troviamo nel mezzo, con in mano una quantità di informazioni non sufficienti per poter basare il nostro voto sulla fiducia.
Nostalgia del passato
L'ultimo punto vorrei dedicarlo al prossimo slogan, San Severo ritornerà bellissima.
Ritengo importante ribadire che il mio obiettivo non è giudicare l'appropriatezza dei vari programmi elettorali, ma semplicemente soffermarmi su ciò che a mio parere non funziona. E in questo caso, il messaggio comunicato da questo slogan, ossia un ritorno al passato, un passato che gli elettori più anziani hanno avuto modo di conoscere, ma che altri conoscono solo tramite racconti o cartoline.
Questo slogan trasmette una visione che a mio parere va contro uno dei problemi principali di San Severo, ossia l'essere rimasti indietro. Non tiene conto dei cambiamenti presenti e futuri, si concentra sul concetto di radici ma non parla a chi non trova uno spazio dove metterle, in quanto i luoghi di maggiore potere d'influenza e creazione sembrano appartenere a coloro che quelle radici le hanno piantate in quel bel passato che si cerca di ricreare.
Non percepisco la lungimiranza, la consapevolezza che ci saranno cambiamenti che possiamo in un certo modo prevedere e altri che saranno inaspettati, cambiamenti che richiedono una capacità di adattamento. Certo, sono consapevole che il programma non prevede letteralmente un ritorno ad uno stato passato, cosa impossibile, ma ancora una volta non riesco a comprendere la visione dietro la scelta di questo slogan, se non una mancata visione olistica della realtà. Ogni volta che rientro a San Severo, mi chiedo se sarà mai possibile far convivere tradizioni con progresso, e la mia risposta è sempre negativa.
La confusione nella scelta del voto
Mi accorgo di sentirmi abbastanza persa nella direzione da dare al mio voto, sicuramente perché nulla potrà garantirmi/ci che le promesse e i piani d'azione promossi in campagna elettorale saranno mantenuti e come questo avverrà (e qui ricordo il concetto di fiducia).
Qualche giorno fa parlavo di tutto questo con un amico di origini inglesi laureato in Scienze Politiche, e gli confidai la mia confusione circa la scelta del mio voto. Gli parlai approssimativamente dei vari punti dei programmi elettorali e di San Severo, e lui fece alcune osservazioni che mi resero più consapevole di una mia (e credo anche altrui) tendenza a mettere in primo piano i miei bisogni nella scelta del voto (lavoro, spazi verdi, cultura e arte), e a ignorare tutto ciò che non vivo e che emotivamente comprendo solo parzialmente.
Innanzitutto i giovani, quei giovani che facilmente giudichiamo, in realtà per i limiti della nostra comprensione di adulti, e che allo stesso tempo ci mancano per essere andati via. Nel mio mondo da trentasettenne, non trovo la possibilità di sapere cosa fanno i giovani sanseveresi, cosa vogliono dire e cosa vorrebbero fare. Ogni volta che torno a San Severo, non sento parlare di iniziative gestite da ventenni o anche da ragazzi più giovani (solo una volta mi è capitato di assistere a una mostra di ragazzi di un liceo, ed è stata bellissima). È tutto in mano a gente della mia età o più anziana, e credo che il gap generazionale sia anche (o soprattutto?) responsabilità dei più adulti. Qualcuno recentemente mi disse che i datori di lavoro del sud hanno paura del talento. E da quello che sento in giro, sono d'accordo. Spesso, insoddisfatti della propria vita o semplicemente insicuri, noi adulti entriamo in competizione con i più giovani impedendogli di crescere e abusando del nostro potere.
Poi ci sono le famiglie e i bambini. Io non ho figli, e per quanto mi sforzi di essere empatica, non riuscirò mai a comprendere pienamente i disagi vissuti dalle famiglie nei confronti del presente e il futuro dei propri figli. Ma quei figli saranno coloro che si occuperanno di San Severo quando noi non riusciremo più a farlo. E il modo in cui vivono oggi riflette il tipo di persone che saranno da adulti.
Infine, la cultura, una cultura del passato e delle tradizioni che sono al centro dell'identità di San Severo. Ci sono molti eventi e personaggi illustri dell'ultimo secolo a cui non si presta l'attenzione che meritano, ma credo anche che a volte gliene diamo troppa, e questo contribuisce ancora di più a un distanziamento generazionale che inevitabilmente porterà i nostri amati giovani ad andare via e non tornare più. Preservare il patrimonio culturale è importante, ma deve essere sempre accompagnato da opportunità nuove, lasciando ampio spazio a forme culturali e artistiche emergenti o più recenti che non piacciano solo agli adulti.
Concludo questo articolo ringraziando, in qualità di cittadina di San Severo, chi si è astenuto dall'inviare richieste di amicizia, messaggi, chiamate, inviti per caffè, cene e favori per diffondere il verbo del candidato supportato, e anche chi ha pesato le parole da utilizzare in campagna elettorale per scopi utili all'obiettivo, a volte scegliendo anche di restare in silenzio. La mia confusione vi è grata.
Referenze
Simmel, G., Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung, Leipzig 1908 (tr. it.: Sociologia, Milano 1989).
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